CINEMASTICANDO

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“VIA CASTELLANA BANDIERA” APRE IL CICLO ITALIANO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

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La prima opera cinematografica di Emma Dante sarà intitolata “Via Castellana Bandiera” e si incentrerà sullo scontro non solo verbale ma anche fisico tra due donne. 
Quindi l’esordio nelle sale della regista  palermitana non è stato trasdotto su pellicola sotto forma di “prototipo” teatrale (arte molto cara alla Dante) ma è il risultato di un lavoro maniacale, preciso e dettagliato che conferisce all’opera filmica un tono “classicamente” tipico della commedia del nostro paese.

Emma Dante (la regista) che interpreta Rosa

Le modalità non propriamente femminili con cui si confrontano le due donne potrebbero rimembrare nelle nostre menti, atteggiamenti e costumi tipicamente maschili che solitamente di distaccano dalla dialettica e dalla teoria, lasciando il passo all’atto pratico.
Il nome della pellicola è quello della via strettissima in cui si incontrano, o per meglio dire, si scontrano le due protagoniste, caratterialmente opposte, alla guida delle proprie vetture; ovviamente ambedue testarde e orgogliose non intendono indietreggiare di un metro.
Una è un signora anziana, al servizio di una famiglia locale e l’altra è una ragazza con accanto la sua ragazza; due mondi diversi che rappresentano due generazioni opposte che il destino a voluto porre a confronto utilizzando una comunissima via.
Quindi da una parte c’è Samira (l’attrice Elena Cotta) e la sua vettura (una Punto), anziana signora albanese che cela nel suo cuore lo straziante dolore per una figlia strappatagli via dal cancro e dall’altra c’è Rosa (la regista Emma Dante alla guida di una Multipla), una donna lesbica che sta attraversando un periodo di crisi con la sua compagna Clara (l’attrice Alba Rohrwacher).

Samira (interpretata da Elena Cotta), l’anziana signora che deve sopportare le angherie della famiglia del genero

Il film riesce ad essere ironicamente serio ed essendo un prodotto del meridione, che parla di personaggi del sud dell’Italia, non cade nel facile tentativo di mettere a nudo e in rilievo le problematiche che affliggono ormai da millenni queste terre; la regista caparbiamente è riuscita a non menzionare mai argomentazioni come la mafia, l’omofobia e la commercializzazione del corpo femminile.
Emma Dante ha voluto incentrare l’attenzione del pubblico non sui cliché legati al luogo in cui si svolge la vicenda ma sulle caratterizzazioni e sullo spessore emotivo delle due protagoniste.
Lo scontro tra Samira e Rosa è la scintilla che fa riaffiorare in ognuna di loro vecchi ricordi, tormenti, rimorsi e turbamenti; il loro dissidio sembra aver fermato il mondo, almeno quella piccola frazione compresa in un limitato raggio d’azione che ha per centro proprio Via Castellana Bandiera.
Tutt’intorno l’attenzione è stata rapita dallo scontro di queste due donne che si agitano e e si muovono in un ambiente madido di sudore, animato dal chiassoso incalzare di bambini accorsi per gustarsi la scena e dal frastuono creato dagli uomini che si azzuffano e si insultano, scommettendo ognuno sulla vincente dell’accesa contesa.

 

 

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